La carne sintetica

Prospettive di alimentazione futura

Cosa può mettere d’accordo una eterogenea miscellanea di uomini d’affari e Società di Capitali, che vanno da Bill Gates a Cargill, da Richard Brandson alla Atomico?
Una bistecca.
Si, ma non una tradizionale costoletta, onnipresente nei fast food e nelle steak house americane che hanno ormai invaso l’intero mondo, ma una “fettina” degna del tenore tecnologico delle parti coinvolte.
Per capire di cosa si tratta dobbiamo partire da alcuni dati fondamentali sul consumo di carne e sulla crescita dello stesso sui mercati mondiali nel prossimo futuro.
Attualmente una stima che comprende ovini, caprini, suini e volatili parla di circa 26,7 miliardi di capi allevati annualmente nel mondo a scopo alimentare. La cosa incredibile è che nel 2050, con la crescita economica di enormi aree del pianeta e l’aumento della popolazione, si arriverà ad una richiesta di mercato superiore del 70% a quella attuale, per un totale spaventoso di oltre 460 milioni di tonnellate di carne l’anno (fonte: rapporto Liverick).
Cifre insostenibili per il pianeta, considerato che l’impatto ambientale derivato dall’allevamento è impressionante. Ad oggi, per produrre un solo kg di carne di manzo sono necessari 15.000 litri d’acqua. Oltre il 70% della produzione di cereali mondiale serve ad alimentare animali da macello. In totale, la superficie del pianeta destinata ad allevamento arriva al 25%, richiedendo continua deforestazione per far spazio alla continua crescita della richiesta. Le deiezioni degli animali e gli scarti della macellazione producono il 90% delle emissioni agricole di gas serra, contribuendo in modo drammatico al riscaldamento globale tramite l’effetto serra.
Se queste cifre fanno paura, possiamo solo immaginare a cosa condurrà il loro aumento del 70%, previsto entro trent’anni.
Bisogna quindi programmare adesso gli interventi che saranno chiamati a mitigare i devastanti effetti della produzione di carne nei prossimi decenni.

Ed è qui che entrano in gioco gli uomini e le Società nominate poc’anzi, i quali hanno deciso di investire cospicue quantità di denaro per risolvere tecnologicamente il problema.
La soluzione è a portata di laboratorio: produrre carne “coltivata”, invece che “allevata”.
Non si tratta di piantare cosciotti d’agnello o filetti di manzo, sperando di veder crescere alberi di salsicce, ma di prelevare cellule di muscolo di varie specie destinate all’alimentazione (tramite una procedura simile alla biopsia) e poi farle moltiplicare in laboratorio, consentendo enormi vantaggi, sia economici che ambientali ed etici.
In spazi piccolissimi (se rapportati a quelli necessari per allevamento e macellazione tradizionali) sarebbe possibile impiantare fabbriche da milioni di tonnellate di carne, utilizzando una frazione dell’acqua necessaria oggi, eliminando inoltre la necessità del nutrimento per animali vivi. Coltivando solo le parti commestibili dell’animale, si eliminerebbe il problema dei gas serra, l’utilizzo di pesticidi nel loro cibo, di vaccini, antibiotici ed ormoni, ottenendo un prodotto del tutto privo di sostanze tossiche, e potendo perfino decidere la quantità di grassi e colesterolo presenti.
Inoltre, quello che per alcuni sarebbe solo un effetto secondario, per molti invece rappresenterebbe l’aspetto più importante della cosa: si smetterebbe per sempre di far soffrire milioni di vite in allevamenti intensivi per poi ucciderle nei macelli.
In ogni caso, sarebbe un passo avanti di enorme portata soprattutto se rapportato alla prospettiva che in un vicinissimo futuro le proteine animali dovranno essere ricavate dagli insetti.

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