La robotica incontra la biologia: il Transumanesimo

Travalicare il confine tra uomo e macchina è la “innaturale” evoluzione che ci aspetta nel prossimo futuro

Guardiamoci attorno: siamo circondati dalle macchine. Così piccole da stare al polso o in un taschino o tanto enormi da modificare addirittura l’ambiente che ci circonda, le macchine sono il nuovo ambiente che ci siamo creati attorno ed in cui siamo letteralmente immersi.
Affidiamo alle macchine ogni aspetto della nostra esistenza e ne siamo a tal punto dipendenti da non riuscire ad immaginare un mondo senza di esse.
Viene del tutto naturale quindi pensare che l’essere umano desidererà sempre meno separarsi dai suoi adorati ed indispensabili gingilli tecnologici, fino ad arrivare al punto di volere addirittura che facciano parte integrante di sé. La corrente del Transumanesimo (o Transumanismo) prende spunto proprio da questa considerazione e ne fa il cardine di una ideologia. Il concetto dietro al Transumanesimo è piuttosto condivisibile: avendone le possibilità, perché non utilizzare la tecnologia per eliminare tutte le limitazioni che rendono la vita umana breve, rischiosa e faticosa?

Tra umano e macchina

Anche chi non ha mai sentito parlare di Transumanesimo ne condivide inconsapevolmente l’assunto, in quanto ognuno di noi vorrebbe eliminare invecchiamento fisico, difetti della vista, scarsa resistenza alla fatica, problemi di udito, scarsa memoria, malattie e, ovviamente, il triste epilogo della morte.
In effetti molti di questi fattori negativi tipici degli esseri biologici vengono già oggi efficacemente contrastati Esistono protesi per migliorare udito e vista, macchine che ci permettono di muoverci velocemente, terapie altamente tecnologiche come quelle genetiche che contrastano malattie anche mortali. E naturalmente ci sono dispositivi, come smartphone e computer, che ci permettono di comunicare in tempo reale senza preoccuparci delle distanze fisiche, che ci permettono di ampliare la nostra memoria conservando i nostri ricordi tramite foto e filmati, che ci mettono a disposizione qualunque informazione, o la capacità di orientarci con sicurezza anche in ambienti che ci sono totalmente sconosciuti. E più questi dispositivi acquistano nuove capacità, più la loro interazione fisica con noi diventa intima, fino a prevedere vere e proprie interfacce dirette fra dispositivo e uomo che permetteranno di sfruttarne le capacità come se fossero parte di noi stessi.
Sono già operativi dispositivi che leggono le onde cerebrali e capaci di dare input diretti ad un computer senza passare da tastiera, mouse o touch screen. In molti ospedali sono disponibili esoscheletri per la riabilitazione, veri e propri arti robotici che aiutano nei movimenti chi ha perduto momentaneamente o in modo definitivo la capacità motoria, ma ad uso industriale e militare questi dispositivi servono già a moltiplicare la forza e la resistenza alla fatica, per spostare grossi pesi o marciare per tempi e distanze umanamente impossibili. 
Il Transumanesimo immagina un’epoca in cui gli uomini si sottoporranno volontariamente ad innesti tecnologici che serviranno non a ripristinare capacità umane perdute, ma a potenziare queste capacità oltre l’umano. E se da un lato questo criterio può avere risvolti positivi, dall’altro pone la solita barriera fra chi potrà permettersi questi interventi per diventare a tutti gli effetti un “superuomo” e chi dovrà invece accontentarsi di rimanere solo miseramente “umano”, quindi svantaggiato in quanto meno “capace”.
La speranza è che di pari passo all’avanzamento delle capacità tecnologiche, l’uomo progredisca anche nella sua percezione dei diritti umani e che quindi sarà in grado di gestire senza conflitti la trasfigurazione verso una nuova specie, ibrido superiore fra uomo e macchina.

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